Costruisco oggetti ed elementi di arredo con tutto ciò che la vita mi porta, che il tempo ha segnato, inciso, trasformato. Seguo, come in un gioco, visioni e immagini che ogni frammento di materia porta con sé, salvo dalla distruzione e metto in circolo qualunque cosa mi capita. Una falegnameria al femminile non è tale solo perchè sono donna ma in quanto portatrice di un senso profondo: Usare uno scarto è spostarsi da un pensiero competitivo, da una scelta che si basa prettamente sul valore estetico e funzionale, spostarsi da un pensiero standardizzato perchè significa valorizzare la profondità di un racconto di qualcosa che dura nel tempo e da tempo si porta dietro una storia. Questa ricerca non è frutto di una moda, ma una necessità materiale che mi ha messo, da sempre, nella condizione di vivere e creare con il seppur poco a disposizione. Le donne da sempre praticano questa arte, in cucina, in casa, nella vita quotidiana. E’ anche un esercizio interiore, che mi ha portato la capacità di sfruttare tutto il potenziale di ogni “avanzo”, anche quello in apparenza inutile. Grazie alla "mancanza" lo sguardo creativo si è ingigantito, facendo di essa la risorsa primaria, dentro la quale l’anima della materia si ricrea continuamente e quotidianamente. Ogni materia “Animata” sembra avere già il suo progetto, la sua direzione, il suo Nome.

...A me non resta che darle voce...

Fuorisalone Milano – Aprile 2016

13
agosto
2018

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Scrivania de-siderata

Privilegio

lo stato di mancanza      de-siderio infinito      non si colma mai

l’alchimia del Vuoto si cela tra i differenti tipi di legno e la forza dell’essenzialità del ferro

 

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